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Resort a San VIto, il Comune tira giù la maschera

In questo ultimo periodo per giorni l’Amministrazione di San Vito ha ribadito la sua ferma opposizione alla perimetrazione del Parco della costa teatina adducendo le motivazioni più disparate, dalla paura del carrozzone politico al presunto non coinvolgimento nel lavoro del Commissario, fino ad erigersi paladino dell’ambientalismo.

Come non ricordare il viaggio a Roma, fatto insieme al sindaco Di Rito alla ricerca di “presunte” certezze date loro da Libè, collaboratore dell’ufficio di gabinetto del ministro all’Ambiente, volte a bollare il parco quale strumento inutile e inefficace nella lotta contro la petrolizzazione e senza risorse. Poi il colpo di genio, arrivare a sostenere nell’ultimo incontro con il presidente della Regione l’alternativa di un parco marino, quello si utile alla lotta contro Ombrina e gli altri scellerati analoghi progetti.
Eppure, in tutto questo attivismo frenetico qualcosa stonava al punto da apparire poco chiaro, per non dire contraddittorio, specie in riferimento all’ultima proposta. Infatti, in un’ottica di coerenza se il parco nazionale sarebbe un inutile carrozzone senza risorse, perché non dovrebbe esserlo un’area marina protetta e perché questa dovrebbe avere delle risorse? Dov’è la differenza? Forse perché “non disturba” potenziali speculazioni a terra?

La risposta ci viene proprio dai contenuti del consiglio comunale convocato per oggi che riporta in auge il progetto del resort nei punti numero 1 e 2 all’ordine del giorno: finalmente si è tirata giù la maschera! Finalmente capiamo la vera motivazione dell’ostilità al Parco della costa teatina, dovuta al fatto che la sua istituzione non si concilia con un intervento insediativo di notevole impatto urbanistico e paesaggistico, estraneo alle iniziative e al tessuto economico locale e che introduce elementi di disturbo antropico in un ambito dalle delicate valenze floristiche e faunistiche.

Una superficie di mq. 140.000, 612 camere in attrezzature alberghiere e residence, ristoranti, piscine, ecc. Un’opera che sbanca una collina per calare nuovo cemento non molto distante, come idea di sviluppo, da una piattaforma in mare, perché anch’esso appartiene a quel modello economico novecentesco da rottamare. È questo modo di ragionare che sta condannando il nostro territorio, l’economia reale e il futuro delle nostre giovani generazioni.

Senza contare le diffide e la richiesta di un risarcimento danni di circa 7.000.000,00 euro a fronte della mancata realizzazione del progetto. Bastava essere chiari dall’inizio, ammettere che ci si era tirati dentro un tunnel nero petrolio come la raffineria che San Vito rischia a pochi chilometri dal mare. Che triste scenario: resort a terra, raffineria in mare e un parco da sacrificare. È questa la visione del futuro dell’Abruzzo sostenuta dalla nostra classe politica?

Ci auguriamo di no! E chiediamo al consiglio comunale di fermare questo potenziale scempio. Chiediamo ai consiglieri di San Vito si saper cogliere lo spirito dell’ultima manifestazione di Lanciano, dove in 60.000 abbiamo chiesto un futuro green per il nostro Abruzzo e che si rottamino cemento e petrolio.