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Parco Costa Teatina, non c’è più tempo. Basta arrampicarsi sugli specchi

Sconcertante il tentativo strumentale e non credibile di alcuni sindaci di ritardare il decreto con motivazioni inesistenti mentre il nostro orizzonte rischia di macchiarsi di nero petrolio.

“Sconcertante”: è questo, secondo WWF, Legambiente, Arci, FAI, Italia Nostra, Pro Natura e Marevivo, l’aggettivo giusto per definire l’atteggiamento di quei sindaci della costa teatina che stanno dimostrando nei fatti una sostanziale miopia politica nei confronti delle opportunità offerte al territorio dall’attivazione di un Parco Nazionale ed una sempre più marcata irresponsabilità che rischia di condannarci definitivamente alla deriva petrolifera.

L’ultima trovata di questi primi cittadini è quella di contestare il commissario per la perimetrazione per l’uso di carte topografiche “datate” e non abbastanza dettagliate. Non sta certo a noi difendere l’operato dell’arch. Pino Di Dominicis: gli abbiamo più volte dato atto di avere agito con rapidità ed efficienza ma continuiamo a rimproverargli di aver ceduto a immotivate paure disegnando un’area protetta davvero ridotta al minimo indispensabile. Un errore che, ne siamo convinti, si correggerà nel tempo, quando i vantaggi connessi alla presenza all’interno del Parco soprattutto dei territori agricoli saranno resi evidenti dai fatti.

Non sta a noi difendere De Dominicis ma va chiarito ai cittadini che le carte “datate” sono quelle ufficiali, 1/25.000, della Regione Abruzzo e della Provincia di Chieti. È vero che possono esserci delle costruzioni non rappresentate, ma questo dipende solo dal fatto che la cementificazione (della quale le amministrazioni comunali sono le prime responsabili) è assai più veloce rispetto all’aggiornamento delle cartografie! È inoltre evidente, per chiunque non sia in malafede, che un segno di matita su una carta 1/25.000 corrisponde a una fascia ampia che va a volte interpretata sul posto come è accaduto per alcune incongruenze sul porto di Vasto, subito corrette dal commissario su segnalazione della Capitaneria di porto. Si poteva agire allo stesso modo per altre eventuali punti critici, senza bisogno di tentare vanamente di togliere valore al lavoro svolto.

Che il Parco sia una occasione per il territorio appare evidente a chiunque voglia guardare alla situazione delle nostre coste senza paraocchi e senza legami a quel passato condizionato da resort, porti a go-go e colate di cemento a ogni costo. Mentre questi sindaci peccano di coraggio e di visione di futuro, incapaci di raccogliere la sfida per uscire dal petrolio e dall’economia del novecento e di costruire un percorso green di sostenibilità per le future generazioni.

Sulla costa adriatica, pochi chilometri più a sud, è attivo il Parco Nazionale del Gargano istituito nel 1991 per circa 120.000 ettari, con 18 comuni coinvolti con un territorio in gran parte a destinazione agricola. Non ci sembra che il Gargano sia più depresso della Costa Teatina!… Da noi, invece, questi sindaci comicamente temono un parco esteso per poco più di 10.000 ettari di territorio che peraltro è comunque in gran parte (circa seimila ettari) già protetto da normative internazionali, nazionali e regionali.

E’ palese ormai che questo modo di amministrare non è distante dalle logiche dello Sblocca Italia ed esprime la stessa corresponsabilità che ci condanna alla deriva petrolifera.

Per questo come associazioni chiediamo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di rispettare la procedura trasmettendo la perimetrazione predisposta in regime commissariale al Presidente della Repubblica per la firma del relativo decreto.

E a questi comuni che continuano ottusamente a guardare al passato invece che al futuro, diciamo: fate almeno in modo, sforzatevi di non nuocere ulteriormente agli interessi dei cittadini che incautamente vi hanno eletti e al benessere di questo territorio che meriterebbe una governace di più alto profilo.