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Ombrina Mare, Legambiente e Wwf: “Errare è umano perseverare è diabolico”

La replica delle associazioni ambientaliste alle dichiarazioni del responsabile Rockopper Italia, Sergio Morandi

“Su una cosa siamo perfettamente d’accordo con Sergio Morandi, oggi responsabile della Rockopper Italia, azienda che ha ereditato il nefasto progetto Ombrina Mare. Siamo d’accordo con lui quando dice, nell’intervista a Il Centro pubblicata venerdì 27 marzo, che l’eventuale sì a Ombrina è “una questione di credibilità dell’Italia intera”.È infatti più che mai necessario che l’Italia ribadisca la propria credibilità respingendo al mittente un progetto osteggiato non solo dagli ambientalisti, come Morandi vorrebbe far credere, ma da una ampissima maggioranza degli abruzzesi, a cominciare dagli operatori economici che lavorano nel territorio, ben consapevoli, al di là del rischio inquinamento, dei danni che una piattaforma e una nave raffineria ferme per decenni davanti alla costa rappresenterebbero per l’Abruzzo intero”. Questa la replica delle associazioni ambientaliste WWF e Legambiente all’intervista rilasciata a Il Centro dal responsabile Rockopper Italia, Sergio Morandi.

“Ombrina Mare – commentano Luciano Di Tizio e Giuseppe Di Marco, rispettivamente presidenti del WWF e Legambiente Abruzzo – è un insediamento che le forze sane dell’economia regionale respingono al mittente come è stato ampiamente dimostrato in questi anni, non ultimo dalla imponente manifestazione del 13 aprile 2013 a Pescara. Che poi Morandi non comprenda come un Ministero possa esprimere un parere negativo nonostante la VIA dimostra solo che ha una limitata visione di parte: la tutela del paesaggio è fondamentale in un Paese civile, così come è fondamentale che il Ministero dello sviluppo economico esamini la situazione nel suo complesso, visto che ha competenza su tutto lo sviluppo economico e non sulla limitatissima parte legata allo sfruttamento degli idrocarburi”.

“La Regione Abruzzo – proseguono le associazioni ambientaliste – ha fatto scelte diverse per il proprio futuro e queste scelte vorrà e dovrà difendere in sede ministeriale. Nessun comportamento diverso sarebbe comprensibile ed è ora che di questo anche Morandi prenda atto. È infine risibile la minaccia di richiesta di risarcimento danni ai politici che, facendo il loro dovere, vorranno respingere al mittente il progetto: non è mai scontato che una ipotesi di insediamento vada a buon fine, soprattutto se, come in questo caso, c’è chi pretenderebbe che i propri interessi siano a ogni costo prevalenti sugli interessi degli altri, anche se questi “altri” sono tantissimi imprenditori di settori fondamentali per l’economia regionale (vitivinicoltura, olivicoltura, turismo, commercio…), gli ambientalisti, la Chiesa. L’Abruzzo ha già pagato un pesante dazio lasciando sfruttare il proprio territorio, come accaduto a Bussi, e non intende proseguire su questa strada foriera solo di danni: sbagliare è umano, perseverare va ben oltre i limiti dell’accettabile. La Medoil ieri, la Rockopper oggi e chi per loro ne prendano finalmente consapevolezza. Abbiamo regalato le nostre acque (Bussi) a un modello di sviluppo novecentesco, oggi, nella consapevolezza di ciò che è stato non possiamo permetterci di consegnargli anche il nostro mare”.