Archivio 8 luglio, 2010

Goletta verde in Abruzzo - rassegna stampa

Parlano di noi... Nessun Commento »

Leggi cosa hanno scritto di noi!
Guarda qui le foto!
Guarda il servizio su Telemax del 7 luglio!
Guarda il servizio sulla Rai
Guarda il servizio su Tvsei
Guarda il servizio su Rete8
Così Rete8 riassume il blitz a Ombrina mare
Cerca Goletta tra i servizi di Abruzzolive.tv!
Guarda il video su Telemax!

Goletta verde: blitz su Ombrina Mare

Comunicati Stampa Nessun Commento »

golettaverdeblitzombrina1

Goletta Verde di Legambiente a Ortona denuncia la minaccia derivante dalla corsa all’oro nero

Blitz del Cigno Verde al pozzo Ombrina Mare 2

In Abruzzo prodotto il 46,7% del greggio offshore estratto in Italia - Oltre 6.000 kmq di mare ipotecati per ricerca ed estrazione petrolifera


Guarda le altre foto di Goletta Verde in Abruzzo!

Legambiente: “Rotte del petrolio, piattaforme e depositi sulla costa mettono a rischio mare e litorali abruzzesi”

Uscire dal petrolio! È il messaggio che questa mattina ha lanciato Goletta Verde di Legambiente a largo di Ortona, nelle acque antistanti il pozzo di esplorazione Ombrina Mare 2.

Gli attivisti di Legambiente sono salpati dal porto di Ortona facendo rotta sul pozzo esplorativo della ditta inglese Mediterranean Oil and Gas. Arrivati a destinazione hanno simulato un incidente alla piattaforma con fuoriuscita di greggio in mare. Armati di fumogeni neri, maschere antigas e reti di contenimento hanno simulato anche un intervento per il contenimento e la bonifica di marine pollution. Non prima di aver srotolato dalla murata della Goletta Verde Catholica uno striscione con scritto a chiare lettere “Uscire dal petrolio”. Un messaggio breve, ma efficace, per ribadire il deciso rifiuto alle concessioni per nuove piattaforme petrolifere offshore e alla dipendenza dalle fonti fossili. Un’azione simbolica con cui il veliero ambientalista ha acceso i riflettori su due dei principali pericoli che minacciano l’Abruzzo e tutto il Mediterraneo: le trivellazioni off-shore, il traffico di petroliere. Tutti settori ad alto rischio, che in caso di incidente provocherebbero uno sversamento di greggio/idrocarburi in mare.

L’Ombrina Mare 2 è un pozzo esplorativo a sole 3 miglia al largo della Costa Teatina e rappresenta la minaccia più concreta di una nuova attività di trivellazione sottocosta, visto l’esito positivo dell’esplorazione. Un progetto che peserà sulla costa per 24 anni, periodo di durata delle concessione. Sulla costa abruzzese in generale, e su quella Teatina in particolare, infatti, pende la spada di Damocle rappresentata dalle autorizzazioni per nuove piattaforme offshore. Tra le 24 istanze esplorative off-shore operative nei nostri mari, l’Ombrina 2 è uno dei pozzi che con maggiore probabilità potrebbe trasformarsi in una piattaforma estrattiva, avendo già superato la fase di ricerca e avendo rilevato la presenza di olii in quell’area di Adriatico.

Attualmente, oltre alle 9 piattaforme petrolifere attive nel mare italiano, sono in vigore 24 permessi di ricerca offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico a largo di Abruzzo, Marche, Puglia e nel Canale di Sicilia. L’area delle esplorazioni supera gli 11.000 kmq, ma sono numeri destinati ad aumentare come dimostrano le 41 domande per nuovi permessi di ricerca per un’area di 23.408 Kmq presentate solo dal 2008 ad oggi. A fronte del rischio rappresentato da pozzi e piattaforme, e a fronte del pericolo di nuove piattaforme, l’unico provvedimento preso dal governo italiano a tutela di mare e coste è la ‘moratoria’ sulle istallazioni entro le 5 miglia dalla costa.

“Un provvedimento esclusivamente propagandistico. Innanzitutto perché la norma non si applica a pozzi e piattaforme esistenti - commenta Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente -. E poi cosa cambierebbe se un incidente avvenisse in un pozzo o una piattaforma localizzata al di là di 5 o 12 miglia dalle coste? In caso di incidente sarebbe comunque un dramma per tutto l’Adriatico. Se spostassimo, infatti, la marea nera che sta inquinando il Golfo del Messico nell`Adriatico la sua estensione si spingerebbe da Trieste al Gargano”.

E per ironia della sorte la qualità del petrolio italiano off-shore è di pessima qualità. Il greggio italiano, infatti, è bituminoso con un alto grado di idrocarburi pesanti e ricco di zolfo, praticamente simile a quello albanese, che non ha portato nessuna ricchezza al loro territorio.

Al pericolo derivante da pozzi e piattaforme si accompagna anche quello derivante dal traffico di petroliere. Pur essendo un bacino chiuso dalle dimensioni ridotte, infatti, il Mare Nostrum assorbe il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale. Se lo Stivale è un Paese a rischio sversamenti, questo pericolo non è uniformemente diffuso su tutto il territorio italiano.

“Purtroppo l’Abruzzo è una delle regioni italiane maggiormente esposte alla minaccia idrocarburi soprattutto per quanto riguarda l’estrazione - spiega Angelo Di Matteo, Presidente Legambiente Abruzzo -. Solo dalle piattaforme abruzzesi si estraggono 245 mila tonnellate di greggio l’anno, il 46,7% dell’estrazione nazionale da piattaforme off-shore La situazione è allarmante e totalmente fuori controllo: nella sola zona a mare interessa una superficie di oltre 6.000 chilometri quadrati tra istanze e permessi di ricerca e permessi e concessioni di estrazione di idrocarburi. E come se non bastasse, su Ortona grava sempre il progetto del centro oli, che nonostante il disinteresse manifestato da Eni rischia di essere realizzato da altre società petrolifere”.

Il Paese consuma 80 milioni di tonnellate di petrolio l`anno e si calcola che vi siano riserve recuperabili per 130 milioni di tonnellate. Ai consumi attuali, estrarle tutte consentirebbe all`Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi. Che senso ha, allora, ipotecare il futuro di terreni e di tratti di mare? Che ci guadagna la collettività?

Per questo la simulazione di Legambiente, su ciò che ci auguriamo di non dover mai vedere.

Terra madre Abruzzo laboratorio aperto: 9 luglio seminario a Celano

Comunicati Stampa Nessun Commento »

Domani a Celano il seminario “Il Restauro nella Ricostruzione post sisma 2009”

Si terrà domani venerdì 9 luglio alle 16.00 presso l’auditorium Musè di Celano Paludi il seminario promosso dal Circolo di Legambiente Abruzzo Protezione Civile Beni Culturali, dalla direzione regionale MiBAC, dal Musè di Celano Paludi e ICOM Italia “Il Restauro nella Ricostruzione post sisma 2009”.

Il seminario sarà introdotto dai saluti del sindaco di Celano Filippo Piccone, dell’assessore regionale alla cultura Mauro Di Dalmazio, del presidente della provincia de L’Aquila Antonio Del Corvo e del rappresentante del Comitato regionale Geometri della Toscana Stefano Bacciarelli. Interverranno: Anna Maria Reggiani, direttore regionale Mibac; Antonella Nonnis, curatore del progetto “Terra Madre Abruzzo esperienza di cittadinanza attiva” di Legambiente; Marco Ciatti, direttore Opificio delle pietre dure; Roch Payet direttore INP Francia, “Il restauro, un’esperienza condivisa”; Ermanno De Pompeis, coordinatore ICOM regione Abruzzo, “L’esperienza di Terra Madre Abruzzo nella ri-costruzione del sistema dei Beni culturali Abruzzesi”; Francesco Scoppola, direttore regionale Mibac Umbria: “Esperienze Umbria Marche”; Simone Andreotti, Legambiente.

Il seminario si inserisce nell’ambito dell’iniziativa Terra Madre Abruzzo Laboratorio Aperto, il primo laboratorio di restauro delle opere salvate dal Museo Nazionale d’Abruzzo de L’Aquila, aperto a studenti e studiosi che prende il via dalla mostra Terra Madre Abruzzo che immediatamente dopo il sisma coinvolse otto sedi museali ospitando da giugno a ottobre 2009 alcune delle opere custodite e recuperate dal Museo Nazionale d’Abruzzo.

A chiusura della mostra, grazie al contributo del Comitato Regionale Toscano Geometri e della Sicurmax, il Circolo Legambiente Abruzzo Protezione Civile Beni Culturali ha colto la proposta del Musè, nuovo Museo Paludi di Celano e centro di restauro, di ospitare e collaborare alla realizzazione di un laboratorio aperto al pubblico, mettendo a disposizione del progetto i laboratori di restauro, l’attrezzatura e il suo personale interno.

Il progetto, finalizzato a far conoscere e approfondire le problematiche inerenti il recupero del patrimonio culturale abruzzese rendendo fruibili le opere attualmente ricoverate nel deposito temporaneo attrezzato del Museo Preistorico di Celano Paludi, si è ulteriormente arricchito con la programmazione di due seminari studio sul “Il restauro post sisma” e “la prevenzione del patrimonio culturale”.

Il primo seminario proposto per il 9 luglio a Celano Paludi vuole aprire un tavolo di confronto tra enti, istituti e associazioni che operano nel campo del restauro dei Beni Culturali sul valore che l’attività di restauro possiede nella complessa ricostruzione quale è quella dell’Abruzzo post Sisma 2009. La riflessione sui risultati di “Terra Madre Abruzzo” parte da progetti che operano sul patrimonio culturale nel pieno coinvolgimento del territorio e delle istituzioni culturali, coinvolgendo le risorse umane e professionali locali e attivano processi di coscienza collettiva. Dopo la prima fase di risarcimento del valore identitario dell’opera salvata in emergenza, il progetto Terra Madre Abruzzo ha focalizzato la propria attenzione sulle problematiche inerenti il suo restauro, sensibilizzando la comunità sul ruolo che essa possiede quale responsabile della propria identità e memoria.

Info e prenotazioni: Segreteria Musè: 0863-790357 – Antonella Nonnis 335 6076549

Ufficio stampa Legambiente Abruzzo: Cristina Mosca, tel 328/4131195, ufficiostampa@legambienteabruzzo.it