Archivio luglio, 2010

Ricostruzione. Legambiente: necessari fondi

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Terremoto, Berlusconi: ricostruzione dell’Aquila alla Protezione Civile

Legambiente: “Decisione grave e fuorviante. Necessari finanziamenti non procedure d’emergenza. Agli aquilani è stata consegnata una macchina senza benzina”

Una decisione grave e fuorviante. Così il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, definisce l’annuncio del presidente del Consiglio sulla ricostruzione de L’Aquila, che Berlusconi avrebbe deciso di riaffidare alla Protezione Civile.

«L’Abruzzo ha bisogno di finanziamenti e di normalità, non di commissari e di procedure straordinarie - commenta Cogliati Dezza -. E’ stato già ampiamente dimostrato come le procedure d’emergenza, protratte troppo a lungo o applicate in contesti che non sono di competenza della Protezione Civile, bypassando le leggi normalmente in vigore, rappresentano soltanto un male per il Paese. Il modello da seguire è quello applicato per la gestione del post terremoto umbro-marchigiano. Il ruolo degli enti locali e la condivisione dei progetti da parte della popolazione è assolutamente fondamentale nella ricostruzione. Più i centri decisionali si allontanano dal territorio, più spiragli si aprono per il malaffare».

«Abbiamo già denunciato nei mesi scorsi, i pesanti ritardi nell’opera di ricostruzione - aggiunge Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo -. E’ scandaloso che il centro dell’Aquila sia off-limits, con migliaia di cittadini ancora costretti a rimanere lontani dalle proprie abitazioni. La ricostruzione finora è stata un bluff perché sono mancati i fondi. E’ stata messa in mano agli aquilani una macchina senza benzina. Non è il caso di cambiare pilota ma di riempire il serbatoio».

Ufficio stampa Legambiente Abruzzo
Cristina Mosca
ufficiostampa@legambienteabruzzo.it

Legambiente: nuovi fondi per i Parchi

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Manovra parchi: Prestigiacomo, ripristino fondi in Finanziaria

Legambiente: “Non c’è bisogno che il Ministro si immoli, i fondi per i parchi sono stati incrementati di 4 milioni di euro per il 2010”

“Non c’è bisogno che la Prestigiacomo si immoli per i parchi, almeno per il momento non serve questo sacrificio estremo. A sua insaputa, infatti, i suoi uffici hanno già provveduto a far crescere i fondi destinati ai parchi di 4 milioni di euro per il 2010, prevedendo questa misura nel fondo di riparto nel capitolo 1551 in discussione in Commissione Ambiente al Senato”.

Così Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente risponde alle dichiarazioni odierne della Prestigiacomo sui tagli previsti per i Parchi.

“Stando alle dichiarazioni di oggi – ha aggiunto Nicoletti - quello che il Ministro probabilmente ancora non sa è che il suo Ministero ha provveduto ad incrementare il contributo annuale a favore degli enti Parco per il 2010, passando dai 50 milioni del 2009 ai 54 per l’anno corrente. Ringraziamo la Prestigiaomo per aver accolto la nostra richiesta di incrementare le risorse a disposizione delle aree protette, ma la battaglia non è ancora finita. Bisogna evitare, infatti, che anche nei prossimi anni nessun taglio economico interessi la conservazione e la tutela della natura”.

Dieci associazioni sulla legge "colata"

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In arrivo in Abruzzo la legge “Colata”.

Un sacco edilizio rovinerà per sempre la regione?

In Consiglio Regionale il blitz estivo per approvare una proposta di legge sull’edilizia. Dieci associazioni: favorisce i talebani del cemento a discapito dell’innovazione in edilizia.

Sabato 24 luglio 2010 - Dieci movimenti e associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa svoltasi a Pescara il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione di un nuovo Testo Unico per l’Edilizia.

WWF, Italia Nostra, Altura, Marelibero.net, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Pronatura, Abruzzo Social Forum e Legambiente hanno ribattezzato la proposta di legge “Legge Colata” per la valanga di cemento che potrebbe definitivamente stravolgere il paesaggio e il territorio abruzzese. Un nuovo sacco edilizio in una regione che ha una delle coste più cementificate d’Italia e che vede le sue aree collinari e interne trasformarsi in periferie e villettopoli prive di qualità. Tante le criticità di una legge che, invece di trattare i problemi dell’edilizia cercando di rilanciare il settore riqualificando i centri urbani, punta ad una profonda deregulation che favorisce solo i costruttori più retrivi e i grandi interessi a discapito della qualità urbana e del paesaggio. In particolare le associazioni contestano i seguenti punti:

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Legambiente sul ciclo del cemento e arresto Casalesi

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Legambiente: “Il ciclo del cemento si conferma la via maestra per infiltrazioni criminali con la complicità di colletti bianchi e imprenditori collusi”

“Come temevamo gli appalti per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo hanno scatenato gli appetiti dei clan, e il ciclo del cemento si conferma la via maestra per la penetrazione del crimine organizzato nell’economia legale. Dopo i sei arresti effettuati questa mattina dalla Guardia di Finanza nei confronti di esponenti dei Casalesi, bisogna prendere atto che non esistono territori immuni e che i tentativi di infiltrazione mafiosa vanno di pari passo con le grandi occasioni di business. La situazione si aggrava se si pensa che a fiancheggiare la criminalità organizzata ci sono imprenditori collusi e “colletti bianchi”, i nuovi protagonisti dell’ecomafia”. Così il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, si complimenta con forze dell’ordine e magistratura per l’operazione “Untouchable”, sottolineando la necessità di tenere alta la guardia.

“La ricostruzione post-terremoto sarà lunga e impegnativa. Stanno per partire centinaia di appalti pubblici e migliaia di commesse private – aggiunge Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo –. Le intercettazioni, ancora una volta strumento chiave nelle indagini sulle ecomafie, dimostrano che i clan escogitano sempre nuove modalità per nascondersi dietro imprenditori e prestanome apparentemente puliti. Così riciclano denaro sporco e fanno affari con i soldi della collettività. E, come ci insegnano i casi di infiltrazioni mafiose nel ciclo del cemento, c’è il rischio che si costruisca utilizzando cemento depotenziato e/o materiali scadenti, mettendo in pericolo la vita dei cittadini”.

Ufficio stampa Legambiente Abruzzo
Cristina Mosca
ufficiostampa@legambienteabruzzo.it

Anche l'Abruzzo nel dossier di Legambiente sul consumo di suolo in Italia

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Dossier “Un’altra casa?”

«L’Abruzzo rappresenta dal punto di vista del consumo di suolo un caso emblematico». Con queste parole si apre nel dossier “Un’alta casa” il paragrafo dedicato alla “regione verde d’Europa”. «Perché – continua il dossier – se i dati relativi al consumo di suolo nella regione parlano di una superficie artificiale, edilizia residenziale, commerciale ed industriale, pari a circa il 3,4% dell’intera superficie, nella realtà lo stravolgimento del paesaggio costiero realizzato dall’urbanizzazione ha creato una vera e propria barriera tra la Regione e il mare Adriatico. Apparentemente un dato basso, ma legato alla presenza dei massicci montuosi che rappresentano il 65,1% della Regione, mentre le aree di pianura, quelle più adatte alle costruzioni, sono appena l’1%!».

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Vacri e Francavilla, al via il campo estivo di volontariato

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Alloggeranno a Francavilla ma opereranno tra Vacri e Francavilla al mare i 14 volontari provenienti da Canada, Armenia, Germania, Spagna, Francia, Serbia, Russia, Polonia e Corea del Sud, che partecipano al campo di Volontariato Internazionale che rientra nel progetto “Mondi da amare… Tra volti, storie e biodiversità” del Circolo di Legambiente “Le Diomedee”.

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Il progetto rientra nella progettazione di Perequazione Sociale della Regione Abruzzo e gode del patrocinio del Csv di Chieti, della Regione e dei comuni di Vacri e Francavilla.

Nel progetto “Mondi da amare… Tra volti, storie e biodiversità” è inserita anche la manifestazione “Tra le onde” che si svolgerà sabato 24 e domenica 25 luglio sulla spiaggia di Francavilla, in corrispondenza di via Tosti: grazie alla collaborazione di: Circolo Velico Fraglia Vela “Michetti”, Comitato Italiano Paralimpico, Federazione Italiana Vela, Associazioni locali che operano nel sociale.

Il fine settimana sarà dedicato anche ai diversamente abili e prevede uscite in mare con pedalò, barche a vela con istruttori federali FIV e CIP, laboratori didattici e giochi in spiaggia.

La manifestazione “Tra le onde” si concluderà a Vacri domenica sera 25 luglio con la Festa dell’accoglienza, che vedrà come ospite il gruppo di musica popolare salentina ed abruzzese “Terre del Sud”.

Legambiente su Operazione Ragnatela

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Rifiuti speciali, 100.000 tonnellate smaltite illegalmente.

A distanza di pochi giorni, L’Abruzzo si conferma nuovamente al centro di importanti crocevia per il traffico illecito dei rifiuti in Italia.

Legambiente: «Le intercettazioni si confermano arma preziosa contro i crimini».

Si chiede al mondo industriale una operazione trasparenza su smaltimento rifiuti e alla Regione Abruzzo l’istituzione di una Commissione Speciale di Inchiesta.

16 luglio 2010 - «Le forze dell’ordine e la magistratura hanno sgominato ancora una volta un mega traffico di rifiuti speciali, un business da milioni di euro per un’organizzazione malavitosa ramificata in mezza Italia. Vogliamo ribadire il ruolo fondamentale delle intercettazioni per effettuare questo tipo di indagine: contro le ecomafie sono un’arma preziosissima che sarebbe criminale spuntare».

Così Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, commenta l’operazione “Ragnatela” condotta dai carabinieri del Noe di Ancona e coordinata dalla procura di Napoli, che ha sgominato un’organizzazione criminale con base nelle Marche e diramazioni in Campania, Lombardia, Puglia, Abruzzo, Lazio e Sicilia.

«A pochi giorni dal coinvolgimento di Guido Gostoli della Gea Consulting di Sambuceto a San Giovanni Teatino (Ch) – sottolinea Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo – che, secondo gli investigatori, organizzava carichi illeciti di rifiuti, l’Abruzzo continua ad essere al centro di importanti crocevia per il traffico illecito dei rifiuti in Italia, con il coinvolgimento di Francesco Maio e Maurizio Campitelli di Lanciano».

Stando a quanto riportato sul sito http://bleu.gruppomaio.com Francesco Maio risulta essere “amministratore unico della Maio Guglielmo S.r.l. e presidente del consiglio d’amministrazione della Bleu S.p.a.. Dal 26 novembre 2007 è componente del Consiglio Direttivo nazionale di Assorecuperi. Partecipazione in linea con lo sviluppo delle attività sul fronte dei servizi per l’ambiente e con l’impegno sempre più convinto nel campo delle politiche e delle azioni di tutela ambientale del Gruppo Maio”.

«Nell’inchiesta – concludono Ciafani e Di Matteo – rientrano scarti del petrolchimico di Gela, fanghi e altre sostanze tossico nocive provenienti da impianti industriali. Sarebbe auspicabile che il mondo industriale avviasse una vera e propria battaglia di trasparenza, per evitare che rifiuti di impianti industriali grandi e piccoli finiscano nelle maglie della criminalità, alimentandone le risorse e mettendo a repentaglio la salute dei cittadini. Ribadiamo, infine, con la Regione Abruzzo la necessità di istituire una speciale commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti che le cronache dimostrano troppo spesso essere fuori controllo».

Ufficio stampa Legambiente Abruzzo
Cristina Mosca
ufficiostampa@legambienteabruzzo.it

L'Abruzzo nel dossier Texas in Italia presentato a Roma

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Il dossier di Legambiente presentato Roma sulla situazione delle estrazioni petrolifere in Italia pone l’Abruzzo al centro dell’attenzione. Il comunicato stampa relativo è qui.
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Ricordate! Il consiglio regionale che si terrà a L’Aquila il 27 luglio alle ore 10 affronterà di nuovo il problema!!

Goletta verde in Abruzzo - rassegna stampa

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Così Rete8 riassume il blitz a Ombrina mare
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Goletta verde: blitz su Ombrina Mare

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Goletta Verde di Legambiente a Ortona denuncia la minaccia derivante dalla corsa all’oro nero

Blitz del Cigno Verde al pozzo Ombrina Mare 2

In Abruzzo prodotto il 46,7% del greggio offshore estratto in Italia - Oltre 6.000 kmq di mare ipotecati per ricerca ed estrazione petrolifera


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Legambiente: “Rotte del petrolio, piattaforme e depositi sulla costa mettono a rischio mare e litorali abruzzesi”

Uscire dal petrolio! È il messaggio che questa mattina ha lanciato Goletta Verde di Legambiente a largo di Ortona, nelle acque antistanti il pozzo di esplorazione Ombrina Mare 2.

Gli attivisti di Legambiente sono salpati dal porto di Ortona facendo rotta sul pozzo esplorativo della ditta inglese Mediterranean Oil and Gas. Arrivati a destinazione hanno simulato un incidente alla piattaforma con fuoriuscita di greggio in mare. Armati di fumogeni neri, maschere antigas e reti di contenimento hanno simulato anche un intervento per il contenimento e la bonifica di marine pollution. Non prima di aver srotolato dalla murata della Goletta Verde Catholica uno striscione con scritto a chiare lettere “Uscire dal petrolio”. Un messaggio breve, ma efficace, per ribadire il deciso rifiuto alle concessioni per nuove piattaforme petrolifere offshore e alla dipendenza dalle fonti fossili. Un’azione simbolica con cui il veliero ambientalista ha acceso i riflettori su due dei principali pericoli che minacciano l’Abruzzo e tutto il Mediterraneo: le trivellazioni off-shore, il traffico di petroliere. Tutti settori ad alto rischio, che in caso di incidente provocherebbero uno sversamento di greggio/idrocarburi in mare.

L’Ombrina Mare 2 è un pozzo esplorativo a sole 3 miglia al largo della Costa Teatina e rappresenta la minaccia più concreta di una nuova attività di trivellazione sottocosta, visto l’esito positivo dell’esplorazione. Un progetto che peserà sulla costa per 24 anni, periodo di durata delle concessione. Sulla costa abruzzese in generale, e su quella Teatina in particolare, infatti, pende la spada di Damocle rappresentata dalle autorizzazioni per nuove piattaforme offshore. Tra le 24 istanze esplorative off-shore operative nei nostri mari, l’Ombrina 2 è uno dei pozzi che con maggiore probabilità potrebbe trasformarsi in una piattaforma estrattiva, avendo già superato la fase di ricerca e avendo rilevato la presenza di olii in quell’area di Adriatico.

Attualmente, oltre alle 9 piattaforme petrolifere attive nel mare italiano, sono in vigore 24 permessi di ricerca offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico a largo di Abruzzo, Marche, Puglia e nel Canale di Sicilia. L’area delle esplorazioni supera gli 11.000 kmq, ma sono numeri destinati ad aumentare come dimostrano le 41 domande per nuovi permessi di ricerca per un’area di 23.408 Kmq presentate solo dal 2008 ad oggi. A fronte del rischio rappresentato da pozzi e piattaforme, e a fronte del pericolo di nuove piattaforme, l’unico provvedimento preso dal governo italiano a tutela di mare e coste è la ‘moratoria’ sulle istallazioni entro le 5 miglia dalla costa.

“Un provvedimento esclusivamente propagandistico. Innanzitutto perché la norma non si applica a pozzi e piattaforme esistenti - commenta Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente -. E poi cosa cambierebbe se un incidente avvenisse in un pozzo o una piattaforma localizzata al di là di 5 o 12 miglia dalle coste? In caso di incidente sarebbe comunque un dramma per tutto l’Adriatico. Se spostassimo, infatti, la marea nera che sta inquinando il Golfo del Messico nell`Adriatico la sua estensione si spingerebbe da Trieste al Gargano”.

E per ironia della sorte la qualità del petrolio italiano off-shore è di pessima qualità. Il greggio italiano, infatti, è bituminoso con un alto grado di idrocarburi pesanti e ricco di zolfo, praticamente simile a quello albanese, che non ha portato nessuna ricchezza al loro territorio.

Al pericolo derivante da pozzi e piattaforme si accompagna anche quello derivante dal traffico di petroliere. Pur essendo un bacino chiuso dalle dimensioni ridotte, infatti, il Mare Nostrum assorbe il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale. Se lo Stivale è un Paese a rischio sversamenti, questo pericolo non è uniformemente diffuso su tutto il territorio italiano.

“Purtroppo l’Abruzzo è una delle regioni italiane maggiormente esposte alla minaccia idrocarburi soprattutto per quanto riguarda l’estrazione - spiega Angelo Di Matteo, Presidente Legambiente Abruzzo -. Solo dalle piattaforme abruzzesi si estraggono 245 mila tonnellate di greggio l’anno, il 46,7% dell’estrazione nazionale da piattaforme off-shore La situazione è allarmante e totalmente fuori controllo: nella sola zona a mare interessa una superficie di oltre 6.000 chilometri quadrati tra istanze e permessi di ricerca e permessi e concessioni di estrazione di idrocarburi. E come se non bastasse, su Ortona grava sempre il progetto del centro oli, che nonostante il disinteresse manifestato da Eni rischia di essere realizzato da altre società petrolifere”.

Il Paese consuma 80 milioni di tonnellate di petrolio l`anno e si calcola che vi siano riserve recuperabili per 130 milioni di tonnellate. Ai consumi attuali, estrarle tutte consentirebbe all`Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi. Che senso ha, allora, ipotecare il futuro di terreni e di tratti di mare? Che ci guadagna la collettività?

Per questo la simulazione di Legambiente, su ciò che ci auguriamo di non dover mai vedere.