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La costa delle Trivelle – Dati e numeri sulla deriva petrolifera in Abruzzo

Gli idrocarburi abruzzesi sono di bassa qualità. Sono quindi necessarie delle infrastrutture altamente impattanti come desolforatori per il petrolio (ipotizzato Centri Oli di Ortona, nave FPSO di Ombrina Mare) o impianti per addolcire il gas (Colle Santo a Bomba), oltre a gasdotti ed oleodotti.

Con impianti di questo tipo, l’industria legata agli idrocarburi andrà ad aumentare notevolmente quello che viene definito il rischio ambientale, già di per sé elevato in Abruzzo per via della sismicità e della fragilità del territorio.
La nostra regione, infatti, è una terra dove ricadono vaste zone con sismicità di primo e secondo grado ed è idrogeologicamente instabile. Moltissimi comuni abruzzesi sono interessati da potenziali fenomeni di dissesto idrogeologico: frane, esondazioni ed alluvioni pongono la regione Abruzzo ai primi posti a livello nazionale per il rischio. Lo stesso Piano di Assetto Idrogeologico regionale, nel descrivere il quadro d’insieme delle località abitate interessate da movimenti franosi, parla di una casistica “vasta e complessa”.

L’Abruzzo ha poi una costa che subisce preoccupanti fenomeni di ingressione marina ed erosione, tanto che ogni anno vengono stanziate ingenti somme per cercare di limitare i danni (senza successo, il più delle volte). Uno stato di cose a cui certo non serve aggiungere quel fenomeno che va sotto il nome di subsidenza (abbassamento verticale della superficie terrestre), correlato anche alle attività estrattive di idrocarburi.

Tanto più è fragile il territorio abruzzese, tanto più è meritevole di tutela, rappresentando una delle regioni a più alta biodiversità dell’intera Europa. Non è un caso che in Abruzzo si contano tre parchi nazionali (più uno in via di perimetrazione), un grande parco regionale, quattordici riserve statali, oltre trenta riserve regionali o di carattere provinciale, un’area marina protetta. Un sistema di aree naturali protette a cui si affiancano 58 siti della Rete Natura2000 creata dall’Unione Europea per la tutela della biodiversità del nostro continente.

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