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“Green economy e petrolio non possono convivere!”

“Abbiamo sempre pensato che il premio da noi patrocinato da tre anni potesse rappresentare un importante occasione per lo sviluppo di un nuovo modello basato sulla green economy – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo –, ed è per questo che non può essere compromesso o strumentalizzato da sponsorizzazioni dell’ultima ora della lobby petrolifera, azione futile e risultato di una visione ottusa di quell’economia novecentesca che ancora resiste e condiziona la Confindustria abruzzese e nazionale. Ci aspettiamo una scelta di campo che segni l’uscita dal petrolio della nostra Regione e punti sul green, l’unico modello di crescita possibile. E’ questa la condizione per mantenere il nostro patrocinio alle future edizioni del premio”.

“Oggi a Sulmona – aggiunge Di Marco abbiamo ribadito l’importanza di supportare e incentivare la green economy abruzzese fatta di aziende ma anche di aree protette e un patrimonio naturale di immenso valore. Abbiamo rimarcato la necessità di mettere in campo idee e scelte strategiche precise per contrastare la retromarcia verso il declino, compresa la deriva petrolifera della nostra regione. Le imprese della green economy sono le sole che possono mettere in campo un programma serio di rilancio economico, occupazionale e ambientale dell’Abruzzo. Ma per attuarlo veramente bisogna scegliere da che parte stare”.

L’uscita dalla brown economy, tradizionale e non più sostenibile, è un passaggio irreversibile e necessario per affrontare i crescenti costi e rischi delle crisi ambientali, a partire da quella climatica con nuove politiche energetiche, per assicurare possibilità di sviluppo anche in futuro e per migliorare, rendere più esteso e inclusivo, il benessere. In questi anni abbiamo voluto caparbiamente parlare a quella parte green dell’economia abruzzese, ribadendo la necessità di affrontare le questioni ambientali attraverso una nuova politica industriale e territoriale. Abbiamo chiesto di confrontarci su un GREEN ACT per segnalare alcune direzioni di marcia precise e volte a definire delle misure concrete che potessero immediatamente contribuire a sbloccare il paese: fiscalità green (chi inquina paga, chi innova risparmia), rigenerazione delle città, bonifiche (risanare le ferite profonde per la comunità abruzzese, come quella di Bussi), energie rinnovabili, rifiuti (ridurre e riciclare prima di tutto), mobilità nuova, trasporti, cambiare verso alle infrastrutture, azioni per prevenire il dissesto idrogeologico, investire sulla biodiversità, sulle aree protette e sulla qualità dei nostri territori, turismo e tutela della bellezza dei paesaggi e sulle sfide e opportunità delle risorse Europee 2014-2020.

E’ stata riporta l’attenzione sulla necessità di contribuire a sostenere la rapida approvazione del Ddl sui reati ambientali, senza cambiare neanche una virgola. Un atto di responsabilità nei confronti del Paese, dell’ambiente, della salute dei cittadini, dell’economia sana e delle imprese oneste, che non possono più aspettare dopo 21 anni di attesa. Lo sviluppo delle imprese della green economy rappresenta la via maestra per un Abruzzo moderno, competitivo, giusto e pulito. Vanno, quindi, promosse e adottate misure per valorizzare le imprese green e sviluppare l’eco-innovazione. È necessario rafforzare i sistemi di rendicontazione e di comunicazione al mercato che supportino le imprese, attuare una revisione del sistema degli incentivi, tagliando quelli che danneggiano l’ambiente e rafforzando quelli che migliorano le performance ambientali e sviluppare misure di fiscalità ecologica. Particolare attenzione va posta anche alla partecipazione sociale, perché è una delle forme chiave di vivere il civismo. E’ evidente la necessità di imparare a dialogare con i territori e renderli partecipi delle scelte, specie in riferimento a progetti impattanti. E’ la questione centrale in una società democratica che vuole attuare azioni in funzione del bene comune.

In conclusione, una riflessione è d’obbligo, visto che siamo in Abruzzo che è la regione dei parchi e dove ecoturismo e buona agricoltura sono già green economy: ribadiamo con forza la necessità dell’immediata perimetrazione del Parco della costa teatina. Una posizione di credibilità che deve essere mantenuta da tutti e specie dalla Regione, dall’ANCI e dai comuni interessati che si stanno adoperando per le delibere di consiglio anti-petrolio. Ad essi in particolare chiediamo di riportare al loro interno i contenuti della green economy ed un impegno all’immediata perimetrazione del Parco dei trabocchi.