0
Bike to Coast, il sogno d’Abruzzo o la sintesi di una regione senza una visione?

Sembra ieri quando il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il 2 giugno scorso chiedeva ai sindaci quali fossero le piccole e medie opere sparse sul territorio italiano ancora in stallo, nell’ambito del decreto “Sblocca Italia”.

Come Legambiente, con il dossier #sbloccafuturo, si decise di andare incontro a questa richiesta, individuando quelle opere che rispondevano ai criteri di utilità effettiva per il territorio e per i cittadini, di miglioramento della sicurezza, di trasformazione nel sistema della mobilità, di sostegno all’innovazione nell’energia e nella rigenerazione urbana.

In Abruzzo, oltre che porre al centro della proposta la ricostruzione post sisma, ponemmo l’attenzione sull’importanza della realizzazione della pista ciclopedonale “Bike to coast” che ha l’ambizione di correre per 131 chilometri fra Martinsicuro e San Salvo, toccando ben 19 comuni della costa abruzzese, la pista più lunga d’Italia. Progetto finanziato dal programma dell’Unione Europea POR FESR 2010-2013, per un valore complessivo di 32,8 milioni di euro.

E già allora denunciammo il ritardo dei lavori a partire dalla tratta in provincia di Chieti, ben 40 km che attraversano la porzione di costa di maggiore interesse paesaggistico e parte del tanto atteso Parco della Costa Teatina.

Ora la notizia che in tre anni solo un cantiere aperto. Eppure era stato detto che avremmo avuto la nuova pista ciclabile prima dell’estate 2015. La regione aveva anche parlato di premialità ai comuni che avrebbero concluso per primi i lavori. Ma anche su questo, pare si sia distinto solo il Comune di Giulianova.

Eppure c’è un’Italia che pedala. In 20 città ci sono performance di ciclabilità di livello europeo. Lo dicono i dati dell’ultima ricerca realizzata in collaborazione con la Rete Mobilità Nuova. In quattro comuni capoluogo, infatti, almeno un quarto della popolazione si sposta a pedali; in altre cinque il 20% degli spostamenti è soddisfatto dalle bici e in 11 la percentuale di ciclisti è comunque superiore alla soglia del 10%. Accanto a grandi aree urbane, da Bari a Torino, dove la mobilità non motorizzata fatica ad affermarsi ci sono insomma tante realtà dove – grazie all’azione dell’amministrazione locale o spontaneamente – il numero dei frequent bikers è in costante crescita.

Nella nostra regione, invece, si colgono solo gli effetti nefasti dello Sblocca Italia che impegna a livello nazionale circa il 53% delle sue risorse in strade e trivelle, legate ad una visione novecentesca dell’economia ed incapace di cogliere le sfide del 21° secolo. Deriva petrolifera e nuova cementificazione sono il risultato più immediato, mentre resta un’orizzonte lontano la pista ciclabile che sarebbe stata per gli abruzzesi un modello di sviluppo diverso ed un’opportunità per uscire dalla tanta sofferta crisi e trarre giovamento dall’intero movimento che si sarebbe innescato.

Gli stessi amministratori locali sono in sofferenza e non dimostrano brillantezza nel raccogliere queste nuove sfide e le significative prospettive di sviluppo. Basti vedere la discussione tra i sindaci che ha accompagnato la perimetrazione del Parco della Costa Teatina, la rincorsa a nuovi porti turistici, le difficoltà di comprensione sui temi della mitigazione e adattamenti ai cambiamenti climatici e delle smart city.

“E’ necessario ripensare la visione di dove si vuole portare l’Abruzzo – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo – se vogliamo un regione sicura, dinamica e moderna. Le opere da sbloccare devono essere coerenti con questa visione e bisogna accelerare sui lacci che imbrigliano il sistema. E bisogna assumersi la responsabilità di selezionare e scegliere quali siano i vincoli necessari e le semplificazioni utili al rilancio, a fermarne il declino e a costruire l’Abruzzo capace di futuro. Tutte le realtà politiche, dirigenziali e sociali sono chiamate insieme a costruire un nuovo modello partecipato di gestione e pianificazione territoriale, in modo da porre fine alle aggressioni continue e creare le condizioni necessarie e funzionali a raccogliere, con coraggio e determinazione, le nuove sfide della green economy.”

“Smart city, Bike to Coast, Parco della Costa Teatina, bonifica di Bussi, depurazione e agricoltura di qualità sono alcuni pezzi buoni dell’Abruzzo che vogliamo – conclude Di Marco – Un’idea di futuro che implica, a differenza di quanto accaduto fino ad ora, una maggiore sinergia e coraggio degli enti locali nel pianificare il territorio al di là dei propri confini ed una maggiore attenzione al protagonismo di quegli attori sociali pronti a contribuire positivamente alla tutela e produzione dei beni comuni.”