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“Aprire una nuova stagione rispetto ai progetti di infrastrutture”

Gasdotti, elettrodotti e perfino impianti eolici. In questi giorni le infrastrutture energetiche sono al centro dell’attenzione in Abruzzo, con polemiche e una crescente preoccupazione da parte dei cittadini resa ancora più acuta dalla drammatica esplosione della condotta Snam. Eppure proprio la delicatezza di queste vicende non deve confondere le questioni vere che abbiamo di fronte e portare a prendere alcune decisioni importanti che riguardano il futuro.

La prima grande questione riguarda il rapporto che infrastrutture di questa portata hanno con i territori. Parliamo di sicurezza, solo un miracolo ha scongiurato che non avvenisse una tragedia con l’esplosione della condotta del gas a Mutignano di Pineto. Ma stiamo parlando anche di informazione e partecipazione dei cittadini rispetto a decisioni che incidono sul futuro del territorio e del paesaggio in cui vivono, che anche quando motivate con interessi internazionali non possono continuare a essere approvate con procedure quantomeno opache. E’ questa la presa di posizione di Legambiente Abruzzo sulle infrastrutture energetiche.

“Qui sta la sfida che l’Abruzzo ha di fronte – dichiara Giuseppe Di Marco, Presidente Legambiente Abruzzo – cogliere l’occasione per cambiare le regole per l’approvazione dei progetti, di qualsiasi dimensione essi siano e dunque anche per impianti eolici e/o a biomassa. Tutti abbiamo bisogno di regole certe e trasparenti: cittadini e associazioni ma anche le imprese serie, al fine di realizzare una corretta pianificazione degli impianti. Così come di una politica che in questo modo può raccontare la visione che vuole portare avanti, attraverso interventi che si dichiarano nell’interesse generale e in grado di rendere il sistema energetico più efficiente, moderno, interconnesso e vantaggioso per i cittadini”.

Per Legambiente è arrivato il momento di aprire una nuova stagione rispetto ai progetti di infrastrutture, che permetta di garantire la massima sicurezza nel valutare se queste opere sono compatibili con un territorio delicato e a rischio sismico e idrogeologico come quello abruzzese, per fornire informazioni corrette e la massima garanzia al territorio. Perché non deve più accadere che si scopra, solo anni dopo e a cantieri aperti, di problemi non risolti o che nella procedura non sono stati coinvolte le amministrazioni locali.

Vi è poi una seconda questione che oggi risulta particolarmente importante affrontare rispetto a queste opere che è quella del nuovo scenario energetico che si è venuto a creare, in un momento di profondo cambiamento del sistema energetico italiano dopo l’autentico boom della produzione da rinnovabili e il calo dei consumi. Perché le opere vanno realizzate solo se sono realmente nell’interesse generale e coerenti con l’idea che si ha del futuro dell’energia. Ed è ora il momento di chiarire qual é la visione che l’Abruzzo vuole avere rispetto a questi temi. E da questo punto di vista le infrastrutture non sono tutte uguali, in particolare se le si valuta rispetto a come possono aiutare imprese e cittadini a ridurre la spesa energetica e a autoprodursi l’energia di cui hanno bisogno. La grande novità è che oggi gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di anidride carbonica – per combattere i cambiamenti climatici – e quelli locali di sviluppo di impianti da fonti rinnovabili utili e integrati nei territori, vanno d’accordo. Si è infatti aperto uno scenario in cui questi interventi sono competitivi e vantaggiosi, in particolare se si tengono assieme gli obiettivi di riduzione dei consumi negli edifici e nelle imprese, con quelli di autoproduzione e di gestione attraverso reti intelligenti. E’ questa direzione che la Regione Abruzzo deve spingere anche attraverso le risorse previste dai fondi strutturali europei.

Proprio perché le infrastrutture non sono tutte uguali, Legambiente chiede al Governo Renzi di fermare l’elettrodotto Italia-Montenegro e di fare finalmente chiarezza. Stiamo infatti parlando di una infrastruttura che dalle ultime stime costerà oltre un miliardo di Euro che pagheremo tutti quanti, imprese e cittadini, attraverso le bollette senza avere alcuna certezza sull’utilità. E sempre in bolletta verranno prese le risorse per pagare l’elettricità che verrà importata dal Montenegro, con il paradosso che dopo aver cancellato gli incentivi per il solare in Italia li diamo a chi produce da idroelettrico in Montenegro. L’altro rischio è che si importerà energia elettrica prodotta da inquinanti centrali a carbone, al di fuori dei controlli Ue perché il Montenegro non ne fa parte, mettendo ancora più in crisi le centrali italiane più efficienti. Insomma, quella dell’energia è una questione troppo importante e non possiamo perdere oggi l’occasione per cambiare.

Ritornando, alla drammatica esplosione del gasdotto Snam avvenuta a Mutignano, questa conferma come la questione della sicurezza nella gestione delle infrastrutture sia un problema rilevante e che va cambiato il modo in cui vengono gestiti progetti di questa dimensione.

Per l’associazione ambientalista le risposte date da Snam rispetto all’incidente sono inadeguate, inaccettabili e non rispettose nei confronti dei cittadini colpiti.

“Alla Regione Abruzzo – conclude Di Marco – chiediamo di cambiare le procedure per la valutazione e approvazione dei progetti di infrastrutture. Questa vicenda, come le polemiche sugli elettrodotti Villanova-Gissi e l’interconnessione con il Montenegro, come per il nuovo gasdotto Brindisi-Manerbio, che attraversa l’Abruzzo e prevede una centrale di compressione a Sulmona, dimostrano come oggi vi sia bisogno di trasparenza nelle procedure, di attente analisi ambientali e geologiche, di informazione e partecipazione dei cittadini.”